Guida al collodio umido per iniziare

Guida al collodio umido

Questo è il primo capitolo di una guida al collodio umido, per farlo da soli, sull’uso delle sostanze chimiche più comuni che servono per fare fotografie al collodio umido e su come destreggiarsi in laboratorio.

È una guida per principianti per dare consigli passo passo su cosa fare e quando farla in modo da ottenere soddisfazioni col collodio umido.

Una guida non può sostituire l’esperienza pratica, ma aiuterà chi avrà già frequentato un corso di collodio umido per ricordarsi tutte le fasi e per arrivare a buone lastre senza dover buttare via una barca di roba sperimentando senza aver chiaro come fare.

In questo primo capitolo affrontiamo la lista di quello che serve per iniziare, la preparazione della rastrelliera e delle lastre, sia di vetro che di metallo. Più avanti, nei successivi capitoli, spiegherò come si preparano le varie formule di collodio, per fare ferrotipi e ambrotipi. Poi seguirà la procedura per collodiare le lastre, per scattare, per sviluppare, per fissare, ecc… fino alla verniciatura finale.

In ogni fase della lavorazione cercherò di illustrare come si preparano le varie chimiche che servono e le loro modalità d’uso.

Le sostanze chimiche del collodio: cosa serve?

Ecco una sintetica lista delle sostanze chimiche più comuni e necessarie per iniziare a fare lastre al collodio umido in autonomia e partendo dalle basi. Qui non tratto kit già pronti. Invece preferisco dare le informazioni di base per prepararsi da soli tutti i bagni che servono, a partire dalle sostanze chimiche semplici.

  • collodio USP
  • alcol etilico puro 96% (etanolo per dolci)
  • alcol etilico denaturato bianco 99%
  • etere etilico (dietiletere)
  • carbonato di calcio (o di sodio)
  • bromuro, cloruro, ioduro di ammonio, cadmio, litio, potassio, zinco (queste combinazioni sono le più comuni)
  • solfato ferroso
  • acido acetico glaciale
  • nitrato d’argento
  • acqua distillata
  • iposolfito di sodio (meglio di sodio, di ammonio crea problemi)
  • solfito di sodio
  • agente umettante (sapone imbibente)
  • sandracca
  • olio essenziale di bergamotto, lavanda, trementina (uno di questi)

L’acido nitrico non è essenziale, anche se la quasi totalità delle formule che trovate in rete lo richiedono. Siccome è altamente corrosivo, fuma a temperatura ambiente e si rischiano ustioni polmonari, lo elimino da tutte le mie formule e così sto al sicuro.

Guida al collodio umido: dove acquistare?

Dovrete fare un giro fra i principali formitori e vedere chi ha cosa disponibile al momento e la convenienza a prendere alcune cosa da uno ed altre da altri, mettendo in conto anche le spese di spedizione.

Fate bene attenzione che le unità di vendita sono diverse da negozio a negozio. Non sempre chi vende una quantità maggiore fa un prezzo migliore. Alcuni negozi sono più convenienti su alcune cose, altri su altre. Fatevi i vostri conti. Qui vi do alcuni suggerimenti:

Le attrezzature di laboratorio per il collodio: cosa serve?

La guida al collodio umido prosegue con la lista delle attrezzature necessarie per la preparazione di tutte le soluzioni e delle lastre. Servono contenitori graduati da laboratorio, imbuti, contenitori e un bilancino di precisione. Per iniziare suggerisco:

  • un cilindro graduato in plastica da 50 ml
  • un becher di plastica da 500 ml
  • un termometro ad alcol da immersione (in vetro)
  • qualche siringa usa e getta da 5 ml
  • svariate bottiglie in vetro o plastica con tappo ermetico
  • svariate caraffe in plastica anche senza scala graduata
  • svariati imbuti in plastica
  • bicchierini di plastica da caffè per la misurazione delle sostanze sulla bilancia
  • cucchiaini di plastica usa e getta
  • un bollitore d’acqua per il tè, meglio quelli a microonde che hanno il fondo interno piatto, per infilarci le bottiglie per il riscaldamento a bagnomaria
  • una rastrelliera per asciugare le lastre
  • un bilancino di precisione

Nota sul bilancino: il dinamometro non è una bilancia!

La misurazione delle sostanze viene comunemente chiamata “pesatura” quando in realtà non si tratta i misurarne il peso bensì la massa. La massa si misura con la bilancia, il peso con il dinamometro.

Tutti i cosiddetti bilancini di precisione venduti oggigiorno sono in realtà dinamometri. Infatti hanno un piatto solo, giusto?

La bilancia ha due piatti. Su un piatto si mette la massa di riferimento, cioè i pesini in ottone. Sull’altro si misura la quantità di sostanza che dovrà eguagliare la massa posta sul primo piatto.

La misurazione della massa è identica che la si faccia a livello del mare o in cima al monte Bianco. 25 grammi di massa corrispondono sempre alla stessa quantità. Invece 25 grammi di peso a Portofino corrispondono ad un volume minore di 25 grammi misurati a Courmayeur. Basta saperlo e di conseguenza ognuno si può organizzare come meglio crede.

La rastrelliera per le lastre

Questo argomento entra in gioco quasi fin da subito nella preparazione delle lastre. Potrei passare direttamente alle formule ma senza rastrelliera vi ritrovereste subito impantanati. Pensate a farene una prima di iniziare.

Ne esistono in commercio di belline fatte di legno. Chi ha manualità e capacità da falegnameria se la può costruire da se, come ho fatto io. Serve una fresa da banco e una punta a V adatta.

Altrimenti va bene anche uno scolapiatti ma dovete cercarne uno adatto che limiti al minimo il contatto del lato del collodio con le stecche della rastrelliera. Dovrete fare una ricerca in qualche negozio.

Una rastrelliera molto semplice da fare e molto economica l’ho fatta a partire da una base di polistirolo piuttosto spesso, del tipo usato per la coibentazione delle facciate delle case (circa 5 cm). Ci ho infilato degli stecchini da spiedini, di bamboo, e ho creato una griglia verticale adattissima per tenere lastre in verticale, per appoggiarle e per asciugarle.

La molatura delle lastre di vetro

Prima di iniziare a pulire le lastre di vetro accertatevi che i bordi siano stati molati dal vetraio. In mancanza dovrete molarli voi per due motivi: uno è che tagliano come vetro! due è che il bordo appena molato permette al collodio di stare attaccato meglio che sul vetro liscio.

La molatura va fatta usando una pietra cote nuova con un lato almeno che sia stato tagliato in piano e liscio. Consiglio di appoggiare la cote sul tavolo col lato piano verso l’alto e di sfregarci il vetro sopra, mantenendolo ad angolo sulla pietra, in modo da togliere il filo, muovendolo con un movimento rotatorio almeno una decina di volte per lato.

Potete rimettere le lastre una sopra l’altra in attesa della pulitura.

Il pulitore per le lastre di vetro

Non crediate di poterne fare a meno. Il vetro va pulito alla perfezione o il collodio si staccherà dalla lastra quando meno ve lo aspettereste. Talvolta succede proprio alla fine, quando la lastra si sta asciugando sulla rastrelliera.

Il pulitore per il vetro sarà una miscela come segue:

  • alcol etilico denaturato bianco al 99%
  • carbonato di calcio o di sodio

L’alcol denaturato 99% va benissimo per pulire il vetro. Costa molto meno del puro (alimentare per dolci) al 96%. Il denaturante evapora tutto assieme all’alcol e non crea nessun problema successivamente, a patto che sia del tipo bianco 99%. Questo tipo di alcol denaturato ha meno denaturante che quello classico rosa e non ha il colorante rosa, che non evapora ma si deposita.

L’alcol serve per eliminare i grassi eventualmente presenti sul vetro, come ditate o simili. Il carbonato serve per aumentare l’azione meccanica di sfregamento sul vetro e migliorare l’azione dell’alcol.

Il carbonato non si scioglie in alcol. Rimane una polvere sedimentosa. Agisce come una sorta di blando abrasivo. Rimuove lo sporco tenace senza graffiare il vetro. Io ho provato a fare solo con alcol e ci ho messo tre volte tanto tempo a pulire le lastre.

Come prepare il pulitore alcol+carbonato

Per la preparazione di questo pulitore fate a occhio, non serve una formula. Versate qualche cucchiaio di carbonato dentro una bottiglia da non più di mezzo litro (ne serve poco per volta) e riempitela poi con alcol denaturato bianco. Dovrete ottenere una specie di melma. La bottiglia va agitata forte prima di versare un po di melma sulla lastra. Immediatamente dopo vedrete che il carbonato tornerà a sedimentarsi sul fondo. È normale.

Come si usa il pulitore sul vetro

Questa melma va sfregata con un pezzo di carta mani o un panno di cotone pulito. Io preferisco la carta mani perché ne serve tantissima e non ho una scorta di stracci di cotone altrettanto a portata di mano come i rotoli asciugamani. Tanto alla fine i pelucchi vanno tolti in un caso o nell’altro.

La lastra si riempirà di polvere di carbonato di calcio e all’inizio sembra di sporcarla inutilmente. Invece va bene cosi. Alla fine il vetro andrà pulito bene con svariati fogli di carta finché non torna pulitissimo. Poi va appoggiato su una rastrelliera pulita.

La lastra di alluminio o metacrilato

Le lastre di alluminio anodizzato nero o il metacrilato (plexiglas) vengono vendute con la loro pellicola protettiva. Basta rimuoverla e la lastra è pronta per l’uso. Qui non serve il pulitore.

In attesa del prossimo capitolo avete a disposizione una guida per iniziare a preparare alcuni strumenti fondamentali. Buon lavoro.

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